Spotlight on: Italy’s Director Alessandra Gonnella/ in italiano

Direct from Italy….
Alessandra Gonnella:
 
Gaya Lynn 
 
 
Dicono che il talento non basta.  Forse oggi come oggi, è meglio dire che il  talento non basta se è uno solo.
 
Noi artisti dobbiamo avere tanti talenti. Se sei scrittore, non sarebbe male essere bravo anche a gestire tutto ciò che è social media. Se canti,  devi anche suonare uno strumento oppure saper ballare, perché tutto questo potrebbe favorirti. Però, forse, nessun altro impegno artistico richiede così tanti talenti come quello di regista. Infatti, come diciamo noi in America, un regista deve “wear many hats.” 
 
Per prima cosa, un regista deve essere un bravo narratore.  Deve prendere uno script e trasferirlo sullo schermo, deve essere anche un bravo fotografo, con ogni scena fisicamente perfetta.  Successivamente, deve sapersi organizzare alla perfezione, e essere un amico per l’attore, così da tirare fuori un ottimo lavoro, anche con le risorse umane a sua disposizione… ma la lista continua. In breve, questo  mestiere richiede fantasia, una visuale ampia,  una forza mentale e fisica e molta costanza. Infatti sono pochi quelli che hanno raggiunto livelli altissimi. 
 
Alfred Hitchcock. Akira Kurosawa. Federico Fellini. George Stevens. Questi nomi e i loro film fanno parte di un club esclusivo di “masters.”  Ci hanno donato dei film che rimarranno nei nostri cuori e nei nostri ricordi per sempre. Mentre ammiriamo il loro lavoro, e i loro film saranno per sempre dei capolavori, ci si chiede chi sarà il prossimo Coppola, il prossimo Kurosawa. Per avere dei film di alto livello nel futuro certamente dobbiamo avere una nuova generazione; uno/a che potrebbe diventare come loro o forse anche più bravo/a.
 
Un talento che ha già attirato l’attenzione proviene dall’Italia; è una giovane donna che ha solo ventidue anni. Mentre molti alla sua età si stanno chiedendo cosa fare con le loro vite, Alessandra Gonnella ha già fatto un film.
 
A Hollywood e a Cinecittà è facile trovare tanti ragazzi giovani e belli, ma essere anche una persona matura e saggia non è così facile.
Invece Alessandra ha tutte queste qualità, infatti lei è riuscita a fare quello che molti si sognerebbero di fare… dirigere un film. 


Internationally Known: Parlami un po’ di te.  Dove sei nata?  Che tipo di bambina eri?  Da bambina dicevi “Da grande, farò la regista”?
Alessandra GonnellaSono nata a Montebelluna,  in provincia di Treviso, quindi in un ambiente molto piccolo dove per lo più ci si conosce tutti, i giri di amicizie e di amori si ricongiungono sempre e dove le apparenze contano molto, a volte più della sostanza. Invece dentro di me ho sempre sognato una certa mondanità, grazie ai viaggi che ho potuto fare, ai film, alle canzoni che mi bombardavano la testa. Sono un’idealista romantica. Ora, dopo due anni che vivo nella città del mio cuore, Londra, sono invece grata di essere potuta crescere in un ambiente più piccolo, con tutte le regole e la routine che ne conseguono e aver poi fatto il salto verso la metropoli. Così ho una personalità che tiene conto di entrambi gli ambienti e sa comportarsi a seconda di dove si trova e di cosa ha bisogno.
Da piccola ero iperattiva nel campo creativo, non perdevo occasione per scrivere racconti, poesie o semplici lettere alle mie amiche e ai miei parenti per esercitarmi. Durante gli intervalli alle elementari chiedevo alle mie compagne di classe di “recitare” nelle mie messe in scena che inventavo al momento o preparavo spettacoli per fine anno. Le cose non sono mai cambiate, si sono solo evolute. Una volta arrivata al liceo, dopo due settimane dall’inizio della quarta ginnasio facevo già parte dell’organizzazione degli spettacoli della scuola nonché del giornalino d’istituto; cosa che ho continuato per tutti e cinque gli anni, attirandomi un po’ di popolarità, critiche da parte di compagni e anche docenti che preferivano che studiassi di più invece che impegnarmi in questo tipo di attività, ma era più forte di me e quindi non ho mai smesso. Unendo i puntini in tutti questi anni mi sono accorta che volevo ricoprire un ruolo che mi garantisse di trasmettere la mia visione attraverso una storia ad un pubblico senza la tensione del rapporto diretto con esso.
I.K. Quali registi ti hanno ispirato di più?
A.G: Il mio regista preferito è senza dubbio Woody Allen e in un certo senso è l’unico “idolo” a cui permetto di deludermi con le varie interviste e sciocchezze dichiarate alla stampa. Qualche mese fa ha detto in un’intervista che nemmeno si ricorda com’è Io e Annie (il mio film preferito) perché lui i suoi film non li riguarda mai. C’ha le sue teorie nonno Woody che mi fanno sempre sorridere.
Credo che la sua forza stia proprio nel non prendersi sul serio e nel fatto di concepire il mestiere di regista come qualcosa che ci mantenga vivi, attivi e ci dia una possibilità di trasmettere agli altri il nostro pessimismo sulla vita e le relazioni umane; solo in apparenza, però, perché siamo in realtà degli inguaribili romantici e sognatori che si scontrano con la realtà.
La gente oggi va ancora a vedere i suoi film per la forza dei suoi dialoghi, perché si ride ma si esce dalla sala anche con un po’ di amaro in bocca. Alla fine non succede mai molto di eclatante, anzi, va tutto in cerchio, un po’ come la vita vera, e poco contano alla fine i nostri princìpi; siamo degli opportunisti, scegliamo sempre ciò che ci fa comodo in un determinato momento. Woody (e anche io) lo accettiamo con rammarico ma con consapevolezza.  Di italiani, adoro Tornatore in tutti i suoi film, da quelli più vecchi a quelli più recenti. Una sensibilità senza eguali, per temi molto diversi fra loro e che mi stanno molto a cuore. Vorrei aver raccontato io le storie che ha raccontato lui; prima fra tutti, quella di Cinema Paradiso, che mi fa piangere già ai titoli di testa. Un altro regista che voglio citare, perché lo conosco personalmente ed è stato mio professore, è Chris Bould, conosciuto nell’ambiente televisivo inglese, vincitore di un BAFTA, che mi ha fatto capire proprio cosa significhi essere un regista, cioè un leader a volte duro, sempre in controllo di ciò che accade, ma che deve per forza avere una sensibilità spiccata per riuscire a comunicare con attori e pubblico.
I.K. Essendo cosi giovane, hai mai avuto difficoltà ad essere presa seriamente come una regista?
A.G. Sono giovane ed è una carta che si può usare in diversi modi a seconda del momento. Non vieni preso sul serio perché sei giovane e senza esperienza; però, al contempo, se hai successo, la gente è stupita per il fatto che sei così giovane e ce l’hai fatta. Se sbagli, poi, puoi sempre dire che sei giovane e hai ancora tanto da imparare. Diciamo che è un po’ una croce e un po’ un jolly! La mia carta vincente, se posso dirlo liberamente, è che ho tanta grinta, sono sfrontata, impertinente a volte; mi attiro tanti amici come tanti nemici. Conosco tante persone e mi curo tutte le conoscenze che ho, per questo posso contare sempre sulla mano di persone in gamba; senza una squadra non fai un film, tantomeno un bel film.
I.K. C’è molta opportunità per i giovani registi in Italia?
A.G. Non voglio iniziare polemiche o lunghi sermoni sulla situazione in Italia, semplicemente perché mi sono trasferita a 19 anni a Londra per frequentare l’università, quindi sono poco informata sulla situazione italiana. A quanto sento, è drammatica; come in molti campi, si riesce ad andare avanti solo per conoscenze, i concorsi sono spesso delle farse. E poi manca proprio la presenza di una vera e propria industria che finanzi opere nuove e originali fatte da persone nuove ed originali. Quelle poche opportunità che ci sono, se le prendono quelli che sono amici e parenti di ed è un po’ triste. Io non sono a Londra principalmente per via di questi problemi in patria, ma perché amo Londra e per come sono fatta io, ho bisogno di un contesto internazionale in cui operare.
I.K.  Da dove è nata l’idea di fare il tuo film?
A.G. L’idea è nata dopo aver letto il testo teatrale di Aldo Durante “Profumo de Venezhia” perché è una storia ambientata nel paese dove sono cresciuta, scritta nel dialetto con cui sono cresciuta e tratta tematiche che mi stanno molto a cuore, rese ancora più struggenti dalla situazione della seconda guerra mondiale che circonda i personaggi. Mentre leggevo le vicissitudini della protagonista femminile, ho subito pensato ad una mia compagna di liceo, per la quale ho molta stima, che in circostanze diverse ma allo stesso tempo simili, è riuscita ad emergere e trovare la sua strada. Fortunatamente ho trovato Andrea Franchin, il produttore, che si è appassionato anch’esso del progetto e mi ha aiutato a renderlo concreto e soprattutto di buon livello, grazie alla sua esperienza e alle sue conoscenze.
I.K. Tu sei giovane, ma senz’altro con una maturità e intelligenza straordinaria; molti alla tua età magari sono ancora all’università oppure vivono a casa con i genitori, o piano piano stanno cominciando a scoprire la loro strada.  Tu invece hai già fatto un film, sei ambiziosa.
Come hai trovato la tua strada cosi presto nella vita?
A.G. Credo sia perché sono una persona molto istintiva e impulsiva, senza contare che sono innamorata della vita in generale, voglio sfruttarla al massimo, non conosco rimpianti perché li evito a tutti i costi. Quando sento che devo fare qualcosa devo subito esternarlo, non posso tenermelo dentro o in un cassetto ad aspettare. Ho tanta energia, sia per lavorare ma anche per uscire e fare esperienze. A volte è difficile gestire questa sete di conoscenza e successo che ho addosso, perché la maggior parte delle persone che incontro non è così: si fermano, si prendono delle pause riflessive oppure vanno proprio con calma. Io sono un po’ un tornado invece. D’altro canto, però, non credo sia sbagliato essere come sono nel mondo di oggi: la competitività è tanta, se non lo fai tu oggi, lo farà qualcun altro, quindi è proprio meglio che lo faccia tu, adesso.
I.K. Cosa consigli agli aspiranti registi?
A.G. Cosa consiglio? Purtroppo nulla, perché anche io sono un’aspirante regista e ho seriamente tanto da imparare. Siate attivi, siate unici e non siate impauriti. Cogliete le opportunità e rendetevi persone interessanti e piacevoli con cui lavorare.
I.K. I tuoi genitori sono artisti come te, ti hanno incoraggiato nella tua scelta di fare la regista?
A.G. I miei genitori non sono artisti né addetti ai lavori, anzi, mi sembrano due persone diverse ma pragmatiche entrambe, nonostante abbiano degli spiccati gusti e conoscenze artistiche per la musica, il cinema, la letteratura. Se conosco tutte le cose che conosco è perché loro me le hanno insegnate o comunque mi hanno dato le opportunità di fare esperienze uniche, che molti miei coetanei non hanno avuto, tra cui viaggiare. Spesso discutiamo perché si preoccupano per il mio futuro, d’altronde è un campo molto duro e spietato, il rischio di non cavarne fuori nulla è molto alto; però, insomma, se sto frequentando questa scuola di cinema a Londra è grazie a loro, quindi mi stanno appoggiando in qualche modo. Diciamo che mi ricordano sempre di tenere i piedi per terra. In ogni caso credo che se non deluderò me stessa, non deluderò neanche loro.
 
Per ulteriori informazioni….
 
Ringraziamo Ufficio Stampa Katya Marletta, Press Agent 
Un grazie all’ Editore d’italia…Silvia Minocchi

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